[#Post] Viral Marketing, cos’è e come dovrebbe essere

Pensiamo a un virus. A un’infezione che, nel giro di pochi giorni, contagia tutti quelli che entrano a contatto con noi. Il Viral Marketing, in un certo senso, è un po’ la stessa cosa. Non fa salire la febbre, non fa stare male, non è un batterio. È un’azione che permette a un messaggio, un contenuto, un concetto, di propagarsi a gran velocità, senza dare il tempo a chi lo sta guardando, e soprattutto condividendo sui vari social, di rendersi conto di cosa stia accadendo. Per le aziende, è un ottimo sistema per spargere a macchia d’olio uno slogan che accompagna la promozione di un prodotto destinato al consumo. In sostanza, si tratta di una strategia che, se ben studiata, si rivela vincente in termini di immagine e soprattutto di investimento. Creare un’efficace campagna virale, però, è tutt’altro che facile. Infatti, a riuscirsi sono quasi sempre professionisti della comunicazione, guru del Marketing, e non artisti improvvisati. Quindi non è cosa da tutti. Ed è molto semplice, poi, confondere un discreto messaggio pubblicitario con un qualcosa di virale. Il 3×2 di un supermercato, per esempio, o un sottocosto nel reparto informatica di un centro commerciale, passa di bocca in bocca nel giro di poco tempo, ma non ha nulla a che fare con il Viral Marketing!

I pilastri Viral

Ci sono tre punti fermi che bisogna tenere sempre presenti, ancor prima di iniziare a studiare una campagna di questo tipo. Primo: è crudele e anche ingiusto, ma certi soggetti hanno più importanza di altri. Per il solo fatto di avere un determinato posizionamento di brand. Un anonimo youtuber e la Coca Cola, per esempio, creano una campagna di Viral Marketing. Chi avrà più spazio, attenzione, sul web e tra gli esperti del settore? Sempre la seconda, indipendentemente da ciò che dice. Secondo: qualsiasi tipo di contenuto deve entrare nella testa di un consumatore e restarci. Proprio come una musichetta banale, un tormentone estivo. Deve venirgli spesso in mente, più volte al giorno. E non è semplice per chi deve idearlo. Terzo: il contesto ambientale, addirittura geografico in alcuni casi, è importante quanto il significato di ciò che si sta offrendo al mercato. Un buon video girato nello Zaire, per esempio, avrà minori probabilità di visualizzazione e di condivisione, a parità di contenuto, rispetto al medesimo contributo girato a New York, a Londra, o ai Caraibi.

Le caratteristiche di un messaggio virale

Non vi sono regole universali, e non esiste il messaggio perfetto. Diciamo che è “abbastanza” viral, però, quello che presenta alcune qualità. In primo luogo, deve far ridere, essere divertente. In secondo luogo, deve essere o sembrare incredibile. Quando qualcosa pare stravolgere le leggi della normalità, della consuetudine, subito entra in rotta di collisione con la nostra immaginazione. E noi avvertiamo il bisogno di parlare con altre persone di questa esperienza. Dal vivo, certo, ma anche tramite i social. E il gioco è fatto. Ancora, è virale ciò che fa emozionare. Che provoca riso ma anche pianto, dolore o disprezzo. L’importante è che tocchi le corde delle emozioni. Altro aspetto importante: tutti vogliamo “avere ragione”. Tutti vogliamo che una nostra idea sia condivisa e accettata da altri. Pertanto, è virale ciò che rafforza le nostre convinzioni. Siamo esposti a miliardi di stimoli. Che spesso dimentichiamo perché la nostra mente opera una giusta e salutare selezione. Ma ciò che è virale deve restare in mente, e soprattutto far pensare. La “teatralità”, poi, è insita nell’animo umano. Un messaggio sufficientemente drammatico avrà ottime probabilità di diventare virale. Infine, la leggerezza Calviniana. Quando un personaggio famoso si trova in una situazione frivola e contestualmente imbarazzante, ecco un’altra spia che segnala qualcosa che sta per diventare virale e girare sulla bocca e le tastiere di tutti. Ah, quasi ce lo dimenticavamo. Cotanto capolavoro va condiviso in tempi brevi. Ma questo non è un problema. Un pc ce l’hanno proprio tutti (o quasi).

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